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venerdì 14 maggio 2010

Il cammino verso una democrazia partecipata

Il cammino verso una democrazia partecipata

Non molti ricorderanno che il manifesto elettorale del PD alle ultime elezioni comunali poneva come punto nodale la partecipazione dei cittadini alla vita pubblica del comune di Santa Marinella. Nonostante le pompose dichiarazioni lette sui giornali e l’attivazione di uno sportello del cittadino, copiato da una iniziativa precedente ideata a attivata dall’associazione Soli Mai, quest’amministrazione non sembra avere fatto di più.
Per questo motivo riteniamo utile farvi leggere quanto detto sull’argomento dalla dott. Maria Cristina Marchetti facoltà di scienze politiche dell’università “La Sapienza”
Il rapporto tra democrazia e partecipazione costituisce il nucleo centrale della nozione moderna di democrazia.
La democrazia partecipativa interviene in questo contesto recuperando un ruolo attivo dei cittadini, attraverso il loro inserimento diretto nei processi decisionali. Gli strumenti messi a disposizione sono diversi sia sul piano normativo che strettamente operativo (bilanci partecipati, town meeting, ecc.). Pur nella sua originalità, il limite di tale modello è quello di rimanere all’interno di un meccanismo, dove la decisione finale spetta sempre al decisore pubblico, che può scegliere se e quando attivare i processi partecipativi.
Con l’introduzione, a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione, del principio di sussidiarietà orizzontale si opera un cambiamento e il modello tradizionale integrato con strumenti partecipativi, lascia il posto ad un modello circolare, che sul fronte delle istituzioni va nella direzione dell’amministrazione condivisa e su quello dei cittadini verso la cittadinanza attiva. È qualcosa di diverso dalla semplice partecipazione dei cittadini ai processi decisionali: in questo caso si tratta di una collaborazione e della condivisione di responsabilità che accompagna tutto il processo decisionale e la realizzazione di un progetto in tutte le sue fasi.
Da questo punto di vista, il modello sussidiario da una parte implica il cambiamento della cultura amministrativa, che deve in qualche modo fare un passo indietro, nel riconoscimento del fatto che i cittadini sono portatori di una bagaglio di conoscenze e di esperienze che possono esser messe al servizio della collettività; dall’altra comporta la ridefinizione dei diritti/doveri di cittadinanza e della nozione stessa di politica.
Il nucleo centrale del modello sussidiario, così come sancito dall’art. 118, comma 4 della Costituzione - “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”-, è costituito dal perseguimento dell’interesse generale, quale finalità ultima alla quale tende ogni azione intrapresa.
Tale obiettivo si concretizza nella cura dei beni comuni, vale a dire di tutti quei beni che trascendono gli interessi individuali e la cui fruizione da parte di tutti i cittadini comporta un beneficio per l’intera collettività( per quanto riguarda il Comune di Santa Marinella è facile pensare al porticciolo e al cementificio Cerrano in primo luogo) . Da questo punto di vista, accanto ai beni comuni tradizionali – acqua, aria, ambiente, ecc. – si collocano la salute, i diritti umani, l’istruzione, il patrimonio culturale, tutti ambiti che concorrono a definire la qualità della vita.
Inoltre, il perseguimento dell’interesse generale attraverso la cura dei beni comuni, oltre a rappresentare una finalità in sé, sortisce l’effetto di rinsaldare il tessuto sociale e di diffondere una cultura partecipativa, quale antidoto nei confronti di una cultura dell’illegalità e di una visione della politica come mero esercizio del potere.
A distanza di quasi dieci anni dalla sua introduzione, l’applicazione del principio di sussidiarietà comincia a farsi strada, come testimoniato dai numerosi casi di amministrazioni virtuose registrati in Italia. Malgrado ciò, non mancano le difficoltà che da una parte chiamano in causa il rafforzamento delle forme di cittadinanza attiva, che presentano ancora delle forti disparità tra le regioni italiane e dall’altra il cambiamento della cultura amministrativa, che deve aprirsi alla condivisione con i cittadini del suo potere decisionale.

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